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lunedì 12 dicembre 2011

E Beatrice disse sì


Firenze, 1283. Dante ha 18 anni, sta sempre con Lapo Gianni, che dovrebbe fare il notaio ma si annoia, e Guido Cavalcanti, imbarcato di soldi, discretamente figo ma emo ante litteram. Dante, Lapo e Guido stanno lì a fare rime, sognano la gnocca come tutti i 18enni di tutte le epoche, e perdono tanto tempo a parlare di niente. Lapo è quello più allegro e probabilmente anche il meno segaiolo, gli altri due non beccano una donna manco a pagarla. E, in realtà, Cavalcanti avrebbe anche potuto pagarla mentre Dante non era messo benissimo.
Dante sa già che dovrà sposare Gemma Donati, figlia di Manetto, gente in vista di Firenze. Lo hanno stabilito le famiglie per contratto quando erano bambini. A Dante però piace un'altra, e si strugge. Si chiama Beatrice Portinari ed è la moglie di Simone de' Bardi.

Dante passa le giornate a scrivere rime per lei, inventa uno stile lirico nuovo, il dolce stilnovo (appunto!) e gioca col volgare italiano per poter ottenere rime sempre migliori e degne di lei. Beatrice però, vuoi perché è innamorata di Simone, vuoi perché Dante era bruttarello forte, non lo caga di striscio. E Dante non può nemmeno correre in bagno a sfogarsi poiché i bagni non c'erano. Per cui era frustrato, nervoso, con le occhiaie e tendente all'incazzatura apocalittica. Lapo glielo diceva a quei due asociali “trombate giovini, che qui ancora si muore presto e male!” e Dante un giorno rispose “Dè Lapo, te tu che pensi vo' fare io colla Beatrice? Giocare a FIFA1283?”.

Beatrice però fa la sostenuta e in un'occasione deride Dante mentre lei passeggia con le amiche. Dante non trova di meglio da fare che scriverci una poesia. Abbiamo dovuto studiare un normale rifiuto di una donna ad un uomo come “l'episodio del gabbo”. Fate voi. Uno normale sarebbe tornato a casa a trombarsi la moglie, sua o di qualcun altro, per dire.

Dante però è uno coriaceo, non molla e insiste. E' bravo con le parole e punta su quelle. D'altra parte è un cesso, sposato e spiantato, in rotta con i vertici di Firenze e sempre incazzato, se non avesse avuto talento letterario sarebbe stato un dramma umano. E insomma...insisti oggi, insisti domani...Beatrice cede. Dante la porta in campagna e finalmente si consuma.

Torna a Firenze e annuncia la presa della Gnocca. Cavalcanti lo guarda schifato (per molti il buon Guido era vagamente checca), Lapo è raggiante: era ora dè! Si fa raccontare com'è andata:

Lapo: allora Dantuccio, oh che si dice? Com'è la Bea ignuda?
Dante: ha due poppe a pera che quel figlio di cagna del Bardi ci deve morì in mezzo! Succhia bene, tra l'altro. C'ha un po' le chiappe molli, mangia troppi carboidrati penso.
Lapo: Dante te con queste menate del controllare tutto, la segui come un'ombra da quando eri bambino e adesso rompi il cazzo per le chiappe! Diobono Dante, sei coglione davvero te! Quand'è che la rivedi?
Dante: ...rivedo? Chi?
Lapo: al tu' babbo sottoterra Dante!
Dante: ma un penso miha che la rivedo eh...ormai s'è fatto. Carina, bravina, ma c'abbiam famiglia.
Lapo: ...lei lo sa?
Dante: se ne accorgerà, non le rispondo al telefono, tanto più che non esiste ancora.
Lapo: non sapevo che eri così stronzo Dante, sei lì a scrivere quanto fa male l'amore e poi ti passa tutto con la trombata. Ebbravo.
Dante: tranquillo dè, sta fregola dello scrivere m'è passata. Ho famiglia ti dico, c'ho mezza Firenze che mi vo' fa fuori, non posso perde il mì tempo con codeste bischerate, la Gemma mi spompa i coglioni da sera a dì, è finita.
Interviene Guido, attonito per la scelta.
Guido: dé Dante, guarda che te sei bravo, non dovresti miha mollar per la fiha. Sempre detto che le donne succhian l'uccello e pure tutto il resto.
Dante: sta' sereno Guidino, resti l'unico vero poeta del trio. Sarai contento no?
Guido: eh no Dante, avevi iniziato quegli studi sul volgare, oh che si fa ora? Si lascia così?
Dante: te Guido parli hosì perché mi vuoi bene ma un sarei miha stato il babbo della lingua volgare di codesto Paese! Un vedi che qui ognun pensa per i cazzi suoi? Ti pare che a Palermo e a Milano potrann mai parlare la stessa lingua? Ci voglion settimane ad arrivar da un capo all'altro, e qui si parla dialetti diversi da hasa a hasa. Fa l'omino ammodo Guido, nessuno di noi era destinato a cambiar qualcosa nella storia.


E fu così che Dante non scrisse la Divina Commedia, la Vita Nova, il De Vulgari Eloquentia, De Monarchia, Le Epistole, non studierà i dialetti, non romperà il cazzo con l'esilio perché quando si è rilassati dopo al trombata un accordo si trova sempre, resterà a Firenze, a cornificare Gemma fino al 1321, anno in cui comunque morirà. Quello resta invariato. Come pure Beatrice morirà, ma non a circa 25 anni nel 1291 come riporta la sua incerta storia, ma nel 1285, dopo che Dante non le ha risposto più al telefono. S'è annegata, Beatricechiappemolli, perché Dante le aveva detto che non l'avrebbe lasciata mai e l'ha lasciata subito. Aveva detto pure che avrebbe studiato il miglior volgare da lasciare all'Italia ma poi s'è messo a fare il commerciante e lasciò stare. Per cui in Italia non c'è lingua.

Non ci sarebbe stata, se Beatrice l'avesse mollata a Dante. Abbiamo una un Genio letterario che ha lasciato opere immortali e studi fondamentali sulla Lingua Italiana che non sarebbero mai esistiti se Beatrice fosse stata un po' zoccola. E poi vi stupite di Berlusconi.

domenica 13 novembre 2011

Chi lascia la via vecchia per quella nuova, prima o poi cade

Ho sbagliato io. Mai, mai appoggiarsi a qualcuno; ancor peggio, mai pensare che ci sia qualcuno che voglia aiutarti veramente. Negli ultimi mesi ho fatto questi due errori troppe volte e sì, mi rendo conto che ho sbagliato. Perché il primo istinto è stato quello di appoggiarmi ancora ma mi sono accorta che non era aria. Non era aria per nessuno. Ho tediato ed infastidito l'altrui domenica. Sono allora tornata a quella grandiosa sensazione di solitudine che provo da che ho memoria. Quel vuoto al centro dello stomaco, quella voragine che risucchia tutti i miei sentimenti migliori. Si è riaperta, ed ora dovrà disinfettare le ferite provocate dalle tante parole che mi sono state dette. Ho sbagliato io, di nuovo, una nuova voce da aggiungere alla lunga lista di fallimenti ed errori. A 27 anni ho già una collezione di tutto rispetto, sapete. Sarà un talento naturale. C'è chi sa suonare il violino, chi dipinge da Dio, chi scrive opere meravigliose, chi fa pompini da ricordo in cartolina...io fallisco e sbaglio. A ciascuno il suo. C'è chi combatte per avere anche solo un cazzo di minuto di pace, io sono tra questi. E se di giorno, da caterpillar affamata di rabbia e rancore, passo oltre, di notte il cuore mi arriva in gola, gonfio e aperto, e mi soffoca. Lo sapevo che, in fondo, non fregava proprio un cazzo a nessuno ma, per una volta nella vita, ho voluto credere alle parole. Non le avevo chieste io, mi sono state regalate. E sembravano tanto, tanto vere. Ho chiuso gli occhi e mi sono buttata. Ed ora sono di nuovo al buio, senza più quel senso di speranza, quell'idea che alla fine a qualcuno importerà. Non so perché esista qualcuno così annoiato da giocare con la pelle altrui. Io non so giocare, la mia speranza d'infanzia è morta a 7 anni, un sabato pomeriggio di primavera inoltrata, dopo di che sembravo una cazzo di nana saggia, un fenomeno da circo che inquietava gli adulti e intimidiva i coetanei. Non mi amavano, probabilmente, ma ho sempre ricevuto stima, almeno. Questa volta, neanche quella. Scusate, ma il vostro gioco del cazzo non m'è piaciuto affatto. Ora è anche peggio di quando ero la nana saggia che a 8 anni arringava la classe circa i pericoli delle forbici con la punta. Ora la solitudine non solo la provo dentro, ma la vedo, la tocco, la leggo. E Gogol da solo non basta, a riempire il vuoto. Spero non ve ne siate accorti. Se invece qualcuno lo ha notato e avrà intenzione di dirmi di "aver fatto del suo meglio", beh fanculo, il vostro meglio fa schifo. Ma ripeto:la colpa è mia: vi ho lasciati entrare, frugare, rubare pezzetti di me, mettere disordine. Avete banchettato col mio sangue come se fosse roba vostra comprata in un discount. Ma oggi l'ho capito, tranquilli, e l'intrepida soldatina di piombo si è rituffata nella sua sofferenza muta; riprenderò ad urlare solo di notte, come sempre da anni, nel sonno, mentre mia sorella mi abbraccia e mi implora di stare calma. E' colpa mia perché sapevo che mi sarei fatta male. Che mi avreste fatto male. Quindi va tutto bene, la vostra coscienza è salva, ammesso che si porrà delle domande. Sono nata infelice e così sia. Il mio dolore era solo addormentato dalle vostre cantilene, non s'era dissolto. In fin dei conti, tornerà tutto come prima. Luci spente e occhi aperti.

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Il giorno in cui morirò pioverà e sarà in inverno. Una di quelle giornate piene di foschia e umide da fare schifo. Morirò in giorno di merda così e chi, per rispetto alle convenzioni, verrà a vedermi rigida per dire banalità al dolore di mia madre, mi maledirà in cuor suo, perché la piega da 25 euro è andata a puttane. Il giorno del mio funerale,invece, sarà gelato e pieno di sole. Non verrà rispettata neanche una delle mie volontà: funerale in chiesa anche se sono atea, omelia di merda di un pretucolo sfonda-bambini che vorrei solo bruciare vivo, sepolta e non cremata perché "qui non si usa". Sarà alle 15:30, perché sono sempre tutti a quell'ora, e ci saranno belle facce a pulirsi la coscienza. Tutti mi useranno come lo spartiacque tra il caffè post-pranzo e quello scalda stomaco del pomeriggio. Dopo 40 minuti di incensi e rompimento di coglioni, ve lo siete guadagnato. A buttarmi ai vermi, sotto terra, ci saranno solo i parenti più stretti, gli unici che soffriranno davvero. Gli altri mi dedicheranno qualche tweet o status in bimbominkiese, con tanto di cuoricini. Quanto mi  irrita, se ci penso. Ma mi irrita perché sono viva; se fossi morta non me ne fregherebbe un cazzo di nessuno di voi.

Ad maiora.


venerdì 15 luglio 2011

Quando 60 milioni di Italiani diventarono hijos de puta perché lo disse Diego.




Era l'8 luglio del 1990. La finale del mondiale a Roma, stadio Olimpico. L'Italia c'era andata davvero vicina ad agguantarla, perdemmo ai rigori dopo un pareggio nei 90'. La semifinale con L'Argentina si giocò al San Paolo di Napoli. Diego Armando Maradona a Napoli è ancora Dio, si chiede la grazia a San Gennaro, alla Madonna e a Dieguito, sono passati più di 20 anni e la storia resta la stessa. Ho un racconto in presa diretta di quella semifinale, il racconto di un caro amico che oggi non c'è più e che all'epoca aveva 22 anni. Napoli dista da qui 150 km, una sciocchezza, in macchina è un volo e un ragazzo di 22 anni con gli amici ci va volentieri. Non capita spesso di avere un'occasione del genere.

Arrivati a Napoli cominciano a capire che il clima è ad un passo dal surreale. I napoletani non tifano Italia, tifano Diego. E Diego sarà un grande, sarà il più forte di ogni tempo, sarà il re del San Paolo, ma Diego è argentino. Pensavano di trovare una grande festa tricolore invece vengono guardati come invasori, nemici, gente che vuol male a Diego. S'incazzano, inevitabilmente, e non capiscono come si possa arrivare a rinnegare la propria patria per un campione, seppur immenso. Anche perchè noi italiani siamo patriottici solo durante le partite di calcio, se lisci l'occasione devi aspettare un militare disintegrato su una mina e i suoi funerali solenni. Insomma, brutte cose.

Entrano al San Paolo, se ne stanno per fatti loro, la partita va come va. Finiti i 90 minuti regolamentari sull'1 a 1, si va ai supplementari. Finiti pure quelli, i rigori.
Il mio amico non regge il colpo, è stordito, incazzato, emozionato e per evitare altro stress esce dallo stadio. Va a seguire la telecronaca dei rigori dalla tv di una caserma dei Carabinieri che era nei dintorni del San Paolo. Rannicchiato sui gradini, sudato, nervoso e sconvolto, non solo per le emozioni della partita e il caldo atroce.
L'Italia esce, e non si può nemmeno dire che "va a casa" perché a casa c'eravamo già, anche se Napoli quel giorno sembrava Buenos Aires. Bandiere argentine alle finestre. Gente che faceva caroselli perché Diego era in finale. Un tizio guardò ridendo il mio amico e parlando con un forte accento partenopeo disse "vu ne sit it a casa italiani di merda!".  Maradona aveva dato passaporto argentino a tutta Napoli.

La finale di Roma, però, fu un'altra storia. Prima cosa, ai romani di Maradona non gliene fregava un beneamato. Seconda cosa,  era l'artefice della disfatta italiana in casa, quindi simpatia ce n'era poca. In realtà, Maradona era stimato per il talento, partivano da ogni angolo del Paese per vederlo anche se non tifavano Napoli perché era sempre uno spettacolo a sè,  ma era universalmente riconosciuto dai tifosi avversari del Napoli come un rompipalle polemico. Non che i tedeschi attirassero baci e abbracci, sia ben chiaro, non ho mai sentito nessuno dire "il popolo che mi sta più simpatico al mondo è la gente di Germania" e un motivo, Hitler a parte, ci sarà. Almeno, però, i tedeschi non avevano buttato fuori l'Italia, quindi era un punto a loro favore. E poi, il clima a Napoli in quella sfortunata semifinale era noto al resto d'Italia, e in tanti non l'hanno digerito.

Insomma, si arriva a questa finale. Parte l'inno argentino e viene giù l'Olimpico di Roma, roba che, a distanza di 21 anni, avranno ancora le orecchie che ronzano, tanto erano alti e imponenti i fischi del pubblico. La telecamera passa sulle facce dei giocatori che intonano il loro inno. L'ultimo della fila è Maradona, che non trova di meglio nella sua zucchetta che dire in mondovisione "hijos de puta". Figli di puttana. Carino. Tenero. C'erano altri 10 accanto a lui, ma l'unico ad uscirsene con una bella frase edificante è stato lui, che in Italia ci viveva, che in Italia sfornava figli con chicchessia, che in Italia non pagava le tasse. Una dichiarazione d'amore a 60 milioni di Italiani, tolta Napoli ovviamente.

Quando lo intervistano e lo sento dire che ama l'Italia, mi verrebbe voglia di controllare quanti neuroni sani abbia ancora; Maradona ama Napoli, non l'Italia. Legittimo, non discuto, dormo bene o male a prescindere dal giudizio di un cocainomane sul mio Paese, veramente. Ma è una bugia. Dovrebbe parlare di Napoli, parlare di quello che gli hanno dato i napoletani. Poi parliamo di quello che lui hai dato agli Italiani: un insulto a quanto hanno di più sacro (e lui lo sa) e un'evasione fiscale che oggi ammonta a 35 milioni di euro. Sia chiaro: quello che fa con la sua salute (lui e chiunque altro) è affar suo, e come disse un saggio "Diego non è Maradona grazie alla droga, Diego è Maradona nonostante la droga", nè sminuisco il campione perchè evade le tasse (anche se mi infastidisce). Dovrei dire che i quadri di Caravaggio fanno schifo perché era un assassino? Cazzo, non sono nè la Binetti nè Buttiglione, suvvia. Non è moralismo.

Quando i napoletani si lamentano perchè il loro amato Diego qui non viene più e glielo fanno sapere, lui risponde sempre che "tornerò quando Tizio, o Caio, o Sempronio lascerà Napoli". E i tifosi giù, ad attaccare i malcapitati di turno. Maradona, in realtà, non può mettere piede in Italia perchè tutte le volte che lo fa, la Guardia di Finanza lo aspetta all'aeroporto e gli porta via pure le mutande. Mutande è un'iperbole, ma l'ultima volta gli hanno tolto dall'orecchio un diamante grosso come una noce, per dire. Le mutande, a mio parere, gliele avrebbe lasciate volentieri e spontaneamente. Quando allenerà una Nazionale che dovrà giocare partite ufficiali o amichevoli in Italia, come si dice a Roma, vojo ride. E riderò. Perchè sono una figlia di puttana. Lo dice pure Diego Armando Maradona.

giovedì 4 novembre 2010

Perché la frase "meglio gay che Berlusconi" è degna del premier

Questo post è dedicato alla mia amica Rosy, con la ripetizione di questo messaggio che le ho già inviato. Lei si fa scrupoli, è buona, le vengono dubbi; io sono stronza, presuntuosa e superba. Se solo potessi passarle un po' dei miei difetti, vivrebbe molto meglio


"Ho imparato una cosa in questi 26 anni: quando non sono in grado di arrivare al tuo livello alto, ti criticano per farti vacillare, sperando che, sbilanciandoti, tu scenda un po' da loro, nella mediocrità. Noi non siamo nazionalpopolari, nn siamo san remo. Io e te siamo opera lirica di alta classe che a volte si diverte a ballare la disco music per sapere cosa si prova ad avere l'opinione di tutti. Ma dura un ballo solo, e avviene raramente"

Non devo stare qui a ricordare l'accaduto, B. ha trovato un nuovo modo di rendere ridicolo in nostro paese davanti agli occhi del mondo con questa bella frase degna del partito dell'amore: "meglio guardare le belle ragazze che essere gay".

Facebook, ormai unico indicatore dell'umore della piazza che non va in piazza, risponde subito con "meglio gay che Berlusconi" mostrando come anni e anni di lavaggio del cervello abbiano dato ottimi frutti. La risposta, infatti, è degna  dell'uomo che l'ha provocata. Ripicchetta da bambini, ipocrisia da qualunquisti, solidarietà da buonisti.
Il perché? semplice.

Mi inviti ad uscire, tu, brutto, sporco, puzzolente, ignorante come una capra ma privo di latte utile, discotecaro da 2 soldi, truzzo, bimbominkia over age.
La mia risposta è "piuttosto che uscire con te mi pianterei una balestra in un occhio. Intera".

Dov'è il nesso? Ma siete de coccio! Va bene, il nesso sta nel fatto che solitamente affermare che è  "meglio X che Y" prevede la scelta di un male minore, non una scelta libera di qualcosa di fantastico. Il mio esempio è chiaro: anzichè uscire con te (di per sè una tortura) preferisco diventare orba e forse cadavere, se scavo bene (la morte è più allettante di una serata con te).

Suvvia, non è difficile da comprendere. In mezza giornata c'erano 13 mila persone iscritte ad uno solo di questi gruppi, che si sono poi moltiplicati come le micosi in piscina. Arriveranno a toccare i 100 mila utenti equi e solidali, ma la maggior parte di loro non vota, non legge i giornali, non spulcia le notizie dall'estero per capire come siamo visti dal resto del mondo e, soprattutto, molti di loro quando vedono un gay ne deridono atteggiamenti e abbigliamento. Per non parlare di quelli che "io non ho nulla contro di loro ma le loro cose dovrebbero farle a casa loro" e per "cose" intendono baci e abbracci.
100 mila puri e favorevoli ad unioni di fatto, parificazione delle coppie omo ed etero, favorevoli all'adozione? Non credo. Quindi la loro solidarietà è ipocrita ed inutile, e quando servirà il vero appoggio, la comunità gay resterà di nuovo sola e nell'ombra, come sempre.

Questi "ribaltoni dialettici" ci mettono su un livello infimo; un mio ex compagno di classe disse "meglio un figlio disabile che gay"...quindi cosa dovrei fare per controbattere a tanta ignoranza, fondare il gruppo "meglio gay che disabile"? Io non sono gay e sarei ipocrita se mi dichiarassi tale, semplicemente hanno la mia totale solidarietà e appoggerò qualsiasi tipo di rivendicazione civile. Tra le altre cose, Guzzanti afferma che quella frase è un chiaro messaggio ai suoi elettori, sta recuperando un machismo di destra degno del Duce, in contrapposizione ai "finocchi" di sinistra, da Marrazzo a Vendola. Ma cosa accadrà quando, per recuperare i voti dei gay, fonderà la campagna elettorale sulla paura italiana dello straniero, meglio se zingaro, e affermerà "meglio gay che zingari"? A quel punto fondiamo i gruppi "meglio zingari che gay"? Possibile che la capacità di critica, lo spirito della polemica utile, si riduca a questo?
Nonostante le critiche ricevute, piovute su di me e sulla mia amica Rosy, continuo a ritenere "meglio gay che berlusconi" una frase sciocca, al livello di Berlusconi stesso, dalla caratura intellettuale paragonabile a quella di un bimbo di 4 anni ed estremamente ipocrita. I gay non sono diversi ed è per questo che non è nè meglio nè peggio esserlo. Non esite un orgoglio etero, non esiste un orgoglio capelli biondi, non vedo la necessità di un orgoglio omosessuale se non per ribadire l'assoluto diritto di tutti di sposarsi, di avere diritti civili pieni ed inderogabili. Allora sì alle manifestazioni di orgoglio, di chi non ha nulla di cui vergognarsi, nè tanto meno l'omosessualità dovrebbre rappresentare un motivo per nascondersi e subire.

Per aver detto questo, ho ricevuto l'onoreficenza di "rappresentante del modello culturale che ci circonda quello della prevaricazione, della supponenza, dell'ironia patetica (tipo quella del nano) e della bassa cultura.

Il circo mediatico italiano ha telelobotomizzato il livello generale dell'italiano medio e questi sono i risultati". 

E, visto che non faccio parte della massa iscritta a quei gruppi, sono orgogliosa dell'onoreficenza. Fortunatamente ho sufficiente cultura ed intelligenza da avere idee mie e non dover parlare per solgan da asilo.














lunedì 23 agosto 2010

Netlog, il numero uno

Sono giovane, perdonatemi qualche cazzata. Mi iscrissi sul sito  Myspace all'inizio del 2007. Mi piaceva soprattutto perchè adoravo cazzeggiare con il layout, creare stronzate e via discorrendo. A metà 2007 un amico mi chiede di iscrivermi a questo nuovo social network chiamato Facebook. Quando ho chiesto cos'era esattamente, mi rispose "è come myspace, ma serio". Quasi quasi gli ripropongo la domanda. Insomma, mi iscrivo. Sono l'unica italiana con il mio cognome, trovo solo americani e australiani, forse un paio sono anche lontani parenti.
Divertente.
Inizia a riempirsi verso la fine del 2008, nel frattempo saluto myspace. Nel 2009 si arriva a 300 milioni di utenti.
E' meno divertente, poichè pieno di Neruda e Freud da baraccone. Ma l'umanità va presa per quel che è, ovvero idiota.
Mi mancava 'sto Netlog. Mi sono iscritta lo scorso autunno.
Ora: i miei avatar son sempre quelli, metto magari miei foto ma normali, non mi stendo sul letto in reggiseno come una vacca, metto la mia brutta faccia che sorride. Tutto nella norma.
Eppure su Netlog avviene l'impensabile, in un anno ho ricevuto richieste di sesso a 3, di fare la pr in discoteca, di mostrare i miei piedi (e magari farli leccare se possibile), un paio di lesbiche molto colpite mi facevano i più sentiti complimenti; ho ricevuto poesie toccanti ma prive di una qualsivoglia correttezza sintattica e ortografica, un tizio mi ha chiamata tesoro senza avermi mai rivolto la parola e mi ha raccontato la sua vita in un messaggio personale lungo e noioso senza che avessi il minimo interesse nel sapere dove lavora, e che la moglie lo ha mollato un anno fa.
Devo dire che attiro uomini di una "certa età", dai 35 in su. Ma sono tutti, indistintamente e irrecuperabilmente, semi-analfabeti affamati di figa.
E allora, perchè resto?? Perchè leggere descrizioni come "mi devi scoprire tu" (come fossi l'America, cantava la cara Gianna), "la gente si deve conoscere", "come sono me lo devi dire tu" (se ti dico stronzo, dunque, sei stronzo) è elettrizzante.
Il tutto in un italiano precario quanto un supplente ma convinti, oh sì, profondamente convinti, di suscitare invidia, ammirazione, e adorazione perchè hanno gli addominali scolpiti (a me piace la panza, guarda un po').
Resto per loro. Per  deriderli. Perchè sono cattiva e stronza. Perchè la mia cultura superiore mi rende arrogante. E nella mia meschinità godo dei loro errori.


Sto diventatndo la mia brutta compagnia, da non frequentare....

venerdì 20 agosto 2010

.....abbiate rispetto per i morti!

Che paese, l'Italia. Palate di escrementi buttate senza pietà ma appena arriva la tua ora, diventi un santo, un saggio, un esempio da seguire.
E' morto Taricone. Capita, quando decidi di dedicarti ad uno sport definito "estremo". Insomma, non si chiama "sport vai tranquillo compà". Era popolare per aver ciulato per primo nella casa del Grande Fratello, per aver evitato ospitate degradanti e per aver tentato la strada della recitazione. E' morto per aver chiesto troppo alla vita.
Le battute, molte, sono state inevitabili, alcune geniali, altre di cattivo gusto, ma l'ironia non deve necessariamente far sorridere.
Dai soliti moralisti è partito il pippone del rispetto che si deve ai morti, e alla famiglia addolorata.
E qui, mi partono i 5 minuti.
I morti non hanno bisogno del rispetto dei vivi perchè, a quanto so, difficilmente si offendono. Evidentemente la morte rende più tolleranti.
Non manco di rispetto io, alla sua bambina, se rido per una battuta riferita al personaggio Taricone, a mancarle di rispetto ci ha pensato il padre buttandosi da un elicottero senza pensare alle conseguenze, fregandosene della vita di una bambina che dipendeva dal suo lavoro e dal suo affetto.
E, soprattutto, mentre rido, la bambina non lo sa, ma mentre il padre si spappolava al suolo lei era lì. Per dire, il rispetto.
In quanti cuori resterà, il Guerriero! Questa gente deve avere cuori immensi se hanno spazio per un perfetto estraneo, conosciuto solo per il suo lato pubblico.Ad averlo per la povera gente, per gli omosessuali, per gli immigrati, 'sto cuore, si starebbe tutti un po' meglio. Ma il muratore polacco non ha scopato con la Plevani in tv!

E' morto pure Francesco Cossiga. Negli anni in cui è stato ministro dell'Interno, tra il 1976 e il 1978, è accaduto questo:

-11 marzo 1977: muore a Bologna Pierfrancesco Lorusso, studente manifestante ucciso dalla polizia che tentava di reprimere disordini in città. La polizia dipende dal Ministero dell'Interno.

-12 maggio 1977: la polizia fa il bis a Roma e ammazza Giorgiana Masi, 19 anni; a Roma e in tutta la regione Lazio, dal 22 aprile al 31 maggio, erano state vietate manifestazioni pubbliche (tranne quelle organizzate da forze politiche interne all'arco costituzionale) dopo l'uccisione di un poliziotto. I Radicali, che non erano inclusi in tale arco, organizzarono un sit-in per raccogliere firme in vista dei vari referendum abrogrativi del 1978.Apriti cielo, si direbbe. Roma militarizzata manco si aspettasse l'invasione Unna. E Giorgiana muore. Non ci sono colpevoli. E' noto il fatto che all'interno del corteo vi fossero agenti di polizia in borghese infiltrati (per stessa ammissione di Cossiga, che nel 2008 ci ha deliziati con una superba intervista nella quale invitatava Maroni a fare come lui, per reprimere le contestazioni studentesche dell'Onda) e si è dichiarato, nel 2007, tra le cinque persone a conoscenza del nome dell'assassino di Giorgiana Masi. Tutto normale, no?

-Marzo 1978: rapimento di Aldo Moro. Si creano due commissioni d'emergenza, formate quasi per intero da pidduisti, tanto per stare in banca, come si suol dire. Cossiga chiama un esperto statunitense per avere aiuto nelle indagini. Le BR sembrano avere notizie fresche e di prima mano, anticipano qualsiasi mossa della commissione. L'espertone americano ha un lampo di genio e chiede di ridurre il numero di partecipanti alle riunioni. Restano lui e Cossiga, le BR continuano a sapere sempre tutto, presto e bene. Nel 1994 l'americano fa notare la cosa, il Picconatore non smentisce e definisce le parole "di cattivo gusto". E che cazzo di modi barbari 'sti ammerriggani, dopo 16 anni ad uscirsene con queste frasi!! Lo stato non trattò mai per il rilascio di Moro. Ebbe il buon gusto di dimettersi quando venne ritrovato cadavere.

Dal 1966, grazie al suo ruolo nel ministero della Difesa (sottosegretario), viene a conoscenza dall'organizzazione clandestina Gladio, con tutto ciò che ne consegue. Nel 1991, quando era ancora presidente della Repubblica, venne messo sotto accusa ma finì con un'archiviazione.

Nel 1979 diventa presidente del Consiglio (come non premiare tanto acume politico?), il PCI chiede la messa in stato d'accusa perchè lo ritiene responsabile della fuga di notizie su alcuni terroristi che ebbero modo di espatriare prima dell'arresto. Cossiga, a reato prescritto 20 anni dopo, si riconosce in parte colpevole.

Il suo governo ha avuto questa storia: governo Cossiga I (dal 4 agosto 1979 al 4 aprile 1980) si dimette, si riforma, riparte sempre il 4 aprile 1980 il governo Cossiga II e termina il 18 ottobre 1980.

Ma quali fascinosi fatti saranno mai accaduti in quell'anno e poco più? Vediamo i più rilevanti.

-27 giugno 1980: Ustica, 81 morti. Devo dire altro? Nessun colpevole, depistaggi, morti sospette.

-2 agosto 1980: strage di Bologna. Condannati 2 appartenenti ai NAR, si dichiareranno sempre innocenti e Cossiga ne è addirittura convinto. 85 morti, 200 tra feriti e mutilati. A quanto pare questa strage rientra nella strategia della tensione (o terrorismo di stato) già sperimentato nel 1969 a Milano, con la strage di Piazza Fontana (con Cossiga sottosegretario alla Difesa del II governo Rumor).



Scalfari ne traccia un quadro inquietante in un articolo. Può apparire "poco rispettoso" ma almeno si sforza di andare oltre la retorica. La retorica propria di chi ora lo incensa e di chi, come me ne ricorda solo i misfatti.

Il sito Spinoza.it ha creato un topic epico sulla morte di Cossiga che mi auguro passerà alla storia. Senza rispetto, perchè bisognerà pur meritarselo,ogni tanto, cazzo.

Eh sì. Paese strano l'Italia, dove ti basta morire per diventare un eroe buono.

sabato 31 luglio 2010

Anni '90

Sarà vero che non senti la mancanza di qualcosa finchè non la perdi.
Ho odiato gli anni '90 mentre li vivevo.
Ero troppo piccola per fare quello che volevo e troppo grande per fare quel che mi veniva chiesto.
Ho un brutto carattere, o, se volete, ho un "temperameto indipendente" (la citazione non è mia, ma della mia maestra).
Però...no...ho proprio un carattere di merda.
Questo mi porta, se non a sovvertire, quanto meno a mettere in discussione gli anni che vivo, le mode, la musica, la politica, i libri.
Odiavo i '90 eppure il mio gruppo preferito ormai da 15 anni e forse più sono (e resteranno) i Nirvana, simbolo massimo di un'epoca finita.
Odiavo i '90 ma amavo quel fermento, quell'idea nell'aria che potevi respirare e diceva: se puoi sognarlo puoi farlo (altra citazione, forse di Walt Disney)
Odiavo i '90 perchè li amavo e sentivo che, nell'epoca futura, avrei sofferto ancora di più il mio non appartenere a "nessun gruppo umano" (ulteriore citazione, di mia madre questa volta).
Le etichette io le apprezzerei anche, se qualcuno me ne sapesse appiccicare una.
Va bene qualsiasi cosa. "Strana" ha un po' perso di significato, nonostante nell'anno del Signore 2010 non manchi mai nella bocca del perfetto estraneo che commenta di me.
Insomma, ho rivalutato i '90. Ho dovuto.
Questa era, questi 2000, sono morti. I '90 son finiti, i 2000 son falliti.
Non hanno prodotto nulla e anche chi, nel decennio precedente, era strabiliante e pieno di talento, oggi spicca sugli altri solo perchè questi altri sono un insulto alla musica, o alla letteratura.
Nessuno mai mi farà leggere "La solitudine dei numeri primi" o qualche pseudo-diario di Fabio Volo (sì, cellò còttè, embè?)perchè posso rileggere Arundhati Roy. E se mi annoio di lei, torno ancora più indietro, dai russi ai francesi ai connazionali la qualità non manca.
La realtà è che amavo i '90, ma ho dovuto ammazzarli.
Per sopravvivere in quest'epoca ferma, artificiale, piatta, piena di problemi buttati sotto i tappeti di case puzzolenti abitate da gente in putrefazione.

Sarò sempre fuori da ogni epoca, vivrò sempre senza sentire mai mio, fino in fondo, il tempo che ci incatena all'ora, al mese, all'anno. E, non avendone uno, posso sognare di viverli tutti.